Prima di correre in banca ad accendere il classico mutuo per effettuare qualche lavoro di ristrutturazione in casa, devi sapere che anche in questi casi è applicata l'IVA. Fai attenzione in questi casi, infatti per i lavori edili sono previsti due diversi importi dell'IVA, al 10% oppure quella al 22%. In questo articolo ti spiegheremo in quali casi è applicato un importo piuttosto che l'altro.

IVA lavori edili: 10% e 22%

Arriva per tutti il momento in cui è necessario fare dei lavori edili e domandarsi quando applicare l'IVA lavori edili al 10% o al 22%. Precisiamo immediatamente che questo regime di IVA lavori edili vale unicamente per tutti quegli interventi che possono essere accomunati alla ristrutturazione edile.

Il cambio di aliquota dal 10% al 22% cambia fondamentalmente dal tipo di lavoro che si vuole effettuare alla propria abitazione. Secondo il Testo Unico dell'Edilizia, sono ben cinque le categorie di interventi a cui fare riferimento quando si deve determinare il valore dell'IVA da applicare ai lavori edilizi. Questa suddivisione è stata poi ritenuta non completamente esaustiva ed infatti con la legge 488/1999 non si fa più distinzione fra piccoli o grandi interventi edilizi.

Tramite questa nuova legge si va quindi a rendere più semplice il compito di chi, nelle condizioni di voler fare un semplice lavoro di manutenzione ordinaria, deve comprendere se applicare l'IVA al 10% oppure l'IVA al 22%.

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IVA lavori edili: quando viene applicata

Si è visto quindi che grazie alla legge 488/1999 è adesso più semplice applicare i vari regimi di IVA. L'aliquota al 10% viene applicata per tutti gli interventi che hanno funzione a livello del proprio edificio riconosciuto con funzione abitativa principale. A tal proposito grazie alla circolare n. 57/E-III-29636 del 24 febbraio 1998 è possibile prendere in esempio alcuni casi particolari per guidare meglio chi si trova in queste condizioni.

L'aliquota al 10% viene applicata ad esempio per l'acquisto di beni finiti per la ristrutturazione edilizia, la ristrutturazione urbanistica, il restauro e il risanamento conservativo anche quando non c'è posa in opera da parte del rivenditore. Oppure, viene ugualmente applicata per l'acquisto di materiali per interventi di recupero edilizio, facendo però attenzione che la posa in opera venga eseguita dal rivenditore.

In questo caso fanno parte della famiglia dei materiali oggetti come piastrelle, pennelli, pitture, attrezzatura varia, laterizi e altro. Stessa cosa vale per l'acquisto di beni finiti per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, anche qui facendo attenzione che la posa in opera sia effettuata dal rivenditore. In questo caso rientrano in questa categoria di prodotti finiti sanitari, termosifoni, caldaie e altro. Infine, fanno parte del regime fiscale al 10% tutte le prestazioni di servizi eseguiti sulla base di contratti di appalto per interventi di recupero edilizio.

Subentra l'aliquota al 22% di IVA tutto ciò che non rientra nel campo degli casi appena descritti. Ad esempio quando il pagamento riguarda gli onorari di professionisti o anche l'acquisto di materiali e beni che non siano prodotti finiti. Nel caso in cui si applicasse l'aliquota al 22% per un lavoro che invece ricade in quella da 10%, è possibile far partire una istanza di rimborso all'impresa edilizia e, successivamente, direttamente all'Agenzia delle Entrate.