Tassi ai minimi storici in Europa. Questa la strategia della Bce (Banca Centrale Europea) che ha deciso di fissare a 0,50% il tasso di rifinanziamento principale, cioè il costo del denaro: per chi ha un mutuo a tasso variabile, ancorato all'Euribor o direttamente al tasso BCE, è una buona notizia perché vuol dire che la rata rimarrà ai livelli attuali, cioè con una quota interessi contenuta, mentre dal lato dei conti deposito viene confermato che la politica monetaria espansiva e la fine dell'emergenza finanziaria porteranno a rendimenti più contenuti rispetto allo scorso anno.

Ora il presidente della Bce Mario Draghi dichiara l'intenzione di mantenere basso per un lungo periodo il costo del denaro. Un segnale di crescita per tutta l'eurozona che restituirà fiducia ai mercati? Forse e gli investitori si faranno anche forti del fatto che non sono previsti sbalzi inflazionistici. In ogni caso è bene non farsi prendere dall'entusiasmo perché la crescita sarà graduale e seguirà un periodo più o meno lungo di stabilizzazione.

I mutui in Italia soffrono però di un male particolare rispetto agli altri paesi europei, ovvero uno spread bancario che aumenta sensibilmente i costi. La speranza è ovviamente che questa congiuntura economica apparentemente favorevole possa contribuire ad abbassare i tassi d'interesse anche sui mutui italiani. Dagli ultimi dati di Bankitalia sempre meno famiglie italiane riescono ad accedere ai mutui, la cui concessione è quindi diminuita drasticamente creando anche un crollo del mercato immobiliare.

I problemi restano ancora sui prestiti, poiché è stato confermato il calo su base annuale. La stretta sul credito alle famiglie resta inoltre su livelli alti e non sembra attenuarsi: "Sappiamo che l'andamento del credito all'economia si muove in ritardo rispetto all'economia reale - ha affermato Draghi in conferenza stampa - Prevediamo un miglioramento ma con un certo ritardo rispetto a quello congiunturale".