Un pool di esperti ed economisti ha portato a termine un nuovo studio commissionato dalla Banca d'Italia e relativo all'analisi dell'impatto che lo spread fa progressivamente registrare a carico di imprese e privati in Italia. Stando allo studio, un differenziale maggiore tra Btp e Bund si traduce innanzitutto in una stretta creditizia e/o in un peggioramento delle condizioni di concessione del credito: il fenomeno è figlio di un mutato atteggiamento da parte degli istituti di credito, la cui opera di selezione è divenuta enormemente più stringente. A ciò va aggiunto che i finanziamenti, laddove concessi, sono divenuti maggiormente onerosi a carico della parte richiedente, con conseguenze enormi sulla solvibilità dei medesimi.

Secondo il paper di Bankitalia inoltre, ogni 100 bps di variazione positiva (aumento) del differenziale imprese e famiglie corrispondono un di più sul totale di finanziamenti e mutui: le aziende scontano uno 0,50% suppletivo per quel che concerne i finanziamenti, i nuclei familiari corrispondono invece uno 0.30% in più con riferimento all'accensione di mutui. Gli istituti di credito italiani accentuano dunque la traslazione dei maggiori costi dello spread sui tassi applicati, mettendo a frutto il più semplice dei meccanismi di mark-up finanziario. "Lo status quo non è altro che il frutto di un retaggio del passato" si legge inoltre sul documento "dato che senza il picco raggiunto alla fine del 2011 (550 i punti di differenziale all'epoca) i tassi sarebbero risultati più bassi di almeno 170 punti per i prestiti alle imprese e di 130 punti per i mutui alle famiglie".

La stretta creditizia rappresenta in effetti una delle tematiche più attuali all'interno del contesto economico produttivo odierno, e stando all'analisi compiuta dal Direttore Generale della Banca d'Italia a margine della presentazione del documento, Fabrizio Saccomanni, i crediti incagliati e/o ristrutturati - così come quelli scaduti o sconfinati - rappresentano il reale freno all'erogazione di prestiti nei confronti delle piccole e medie imprese.

Saccomanni ha argomentato come, in riferimento al credito alle imprese, siano necessarie nuove disposizioni che "tengano conto dell'evoluzione sia delle politiche di offerta delle banche sia delle esigenze finanziarie di famiglie e aziende; l'accesso ai finanziamenti" ha proseguito "deve essere assicurato da un quadro generale che sostenga la concorrenza tra gli operatori con una forte mobilità della clientela ed una totale trasparenza delle condizioni contrattuali".

Saccomanni ha poi concluso il suo intervento compiendo un'analisi dell'attuale quadro giuridico: "All'interno di questa cornice è ben possibile, anzi doveroso, interrogarsi sull'adeguatezza del quadro normativo e introdurre nuove disposizioni (…) E' auspicabile che ciò avvenga in maniera tale da assicurare l'organicità degli interventi e la stabilità nel tempo delle regole".