La riforma del catasto in fase di elaborazione alla Commissione Finanza della Camera porterà a delle novità che andranno a toccare appunto la determinazione del valore catastale delle case che si baserà sui metri quadri e il valore di mercato, non più sul numero dei vani. La riforma del catasto, ancora più fondamentale dopo l'introduzione della Service Tax, l'abolizione dell'Imu sulla prima casa e la sua rimodulazione per gli altri immobili, si dovrebbe tradurre in una riduzione delle tasse a carico dei proprietari di case; i tempi non saranno brevi anche se vi è ora un'accelerata grazie al "clima di ampia condivisione" a cui ha fatto riferimento Daniele Capezzone, PdL, relatore e presidente della Commissione.

La riforma del catasto si incentrerà sul concetto di invarianza di gettito complessivo, che in parole povere andrà a rimodulare le varie imposte su case ed edifici, tra cui l'Imu-Service Tax, a seconda di quanto il Fisco riuscirà a incassare da altri immobili, come ad esempio quelli che ora nono sono accastati o che hanno un valore inferiore a quello reale di mercato.

Verranno ridefinite le categorie catastali a seconda degli ambiti territoriali (zone diverse anche dello stesso Comune), quindi della "relazione con il valore di mercato, la localizzazione e le caratteristcihe edilizie", così da non avere più situazioni decisamente paradossali come quella di alcuni appartamenti che si trovano nei centri storici con valori di mercato ai massimi livelli ma sono, per il Catasto, case popolari.

Grazie al passaggio della determinazione della categoria catastale dal numero dei vani a quello dei metri quadrati ci sarà anche un riequilibrio delle tasse a favore delle case di superficie più piccola.

Domani qui su The Blasting News una guida dettagliata ai concetti principali della riforma del catasto e ai nuovi metodi di calcolo.