In Italia, un po' ovunque su tutto il territorio nazionale, spesso si pagano più tasse per gli immobili in periferia rispetto a quelli di pregio che si trovano nei centri storici. Questo è quanto, tra l'altro, ha messo in evidenza Antonino Armao, l'esperto fiscale dell'UNC, Unione Nazionale Consumatori.

Queste ed altre considerazioni sono state fatte dall'esperto dell'Unione Nazionale Consumatori in concomitanza con il progetto di riforma del catasto che è in fase di elaborazione, e che rischia di non essere caratterizzato dal ripristino dell'equità fiscale. Il sistema catastale in Italia poggia infatti ancora su un vecchio impianto legislativo, risalente addirittura al 1939, che fa sì che a pagare siano sostanzialmente sempre i soliti noti, ovverosia coloro che di proprietà hanno solo la prima casa ad uso residenziale.

Invece, in maniera progressiva, le nuove rendite catastali oggetto della riforma dovrebbero essere tali da far pagare di più a chi possiede di più facendo anche le dovute distinzioni a livello territoriale, dal centro alla periferia. Ed al pari di coloro che hanno solo la prima casa, la nuova riforma del catasto secondo Antonino Armao deve essere tale che non vengano penalizzati coloro che detengono immobili strumentali all'esercizio di piccole attività, spesso a conduzione familiare che si tramandano di padre in figlio. In altre parole occorre che i valori catastali, quelli nuovi da definire, siano in linea con quelli che sono i reali valori del mercato immobiliare.