Imu per gli immobili della Chiesa, a che punto è il conguaglio previsto dal governo Monti? Sono stati effettuati i pagamenti per il 2013? La verità è che c'è ancora poca chiarezza e la questione è ormai caduta nel dimenticatoio per l'opinione pubblica. Facciamo un riassunto della situazione.

Dal primo gennaio 2013, come previsto dall'emendamento presentato dall'ex governo Monti, anche gli enti non profit (non commerciali) che esercitano attività commerciali, sono tenuti al pagamento dell'Imu, ovvero dell'imposta sugli immobili. Ovviamente la novità riguarda in prima battuta tutte le proprietà della Chiesa, e di altri enti religiosi, come alberghi, ostelli, case di riposo, ospedali, università, scuole, società sportive, circoli culturali, appartamenti e case dove di fatto, in un modo o nell'altro, si fanno soldi.

Ma come si discriminano le attività assolutamente non commerciali da quelle in parte anche commerciali? E, una volta riconosciute, come si calcola l'importo da pagare? Basta un'autocertificazione in base a un intricato regolamento che recita: le attività non commerciali esenti dal pagamento Imu sono quelle "svolte a titolo gratuito, ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e, comunque, non superiore alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale". In parole povere basta essere non profit a metà e non fare concorrenza nel settore.

Nel caso invece di immobili "ad uso misto" (ovvero con attività di tipo commerciale e non commerciale) si andrà verso una stima proporzionale e la tassa andrà pagata solo per la frazione nella quale si svolge l'attività commerciale.

L'autocertificazione avrebbe dovuto essere consegnata entro il 4 febbraio scorso, una sorta di censimento dei non profit esenti dall'Imu, ma la scadenza è stata prorogata di un anno. Il perché? Mancavano i moduli di dichiarazione. Anche con questi, in ogni caso, mancherebbe la struttura di controllo e quindi non si potrebbe verificare la veridicità della certificazione.

Papa Francesco si è presentato al mondo cristiano con una ventata di rinnovamento nei confronti della corruzione che affligge la Chiesa e ha già più volte puntato il dito contro lo Ior, la banca del Vaticano. Buoni presupposti di una rivoluzione dell'istituzione cattolica che però ancora detiene il patrimonio immobiliare più vasto al mondo con la proprietà, solo a Roma, di un quarto degli immobili presenti al catasto. Insomma non proprio un accostamento alla povertà, come desiderato da Francesco.