Una recente sentenza pronunciata dalla Cassazione, potrebbe determinare l'annullamento degli interessi relativi ai contratti di mutuo e di finanziamento, sottoscritti negli ultimi anni, e la restituzione degli stessi, da parte delle banche a favore dei clienti che hanno aperto un mutuo. Ecco quanto si legge nella sentenza 350/2013 della Corte di Cassazione: quando tasso di mora, penali e varie spese, (messi tutti insieme) superano il tasso soglia stabilito dalla legge antiusura 108/96, anche i mutui diventano usurai e possono essere annullati con le relative procedure giudiziali bloccate.

Lo scenario appena delineato rappresenta un duro colpo nei riguardi di certi istituti bancari che applicano tassi usurai nei riguardi dei loro clienti, i quali ad esempio, solo perché in ritardo con il pagamento delle rate, sono costretti a svendere, nei casi peggiori, persino la propria casa all'asta.

In breve, in quali situazioni è possibile impugnare questa sentenza? Quando gli interessi superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori. In questi casi, dunque, il debitore può richiedere l'annullamento degli interessi sui contratti dei mutui, il blocco dell'eventuale procedura giudiziaria avviata nei suoi riguardi per insolvenza oppure per ritardo dei pagamenti, e soprattutto un risarcimento diretto alla banca che è dovuta a restituire per intero le somme indebitamente incassate.

Sulla scorta di questa sentenza, si consiglia, a coloro che hanno acceso un mutuo con un istituto bancario, di verificare tutta la relativa documentazione per ispezionare se vi sono nel corso del mutuo tassi superiori alla soglia. Come è noto Banca d'Italia e il ministero dell'Economia e delle Finanze stabiliscono il tasso di soglia cioè il tasso di interesse che le banche possono applicare ai clienti quando chiedono un mutuo, ogni tre mesi. Allo stato attuale, il tasso imposto fino al 30 settembre 2013 è pari a 10,3 per quello fisso e 8,6 per il variabile.

I primi effetti positivi di questa nuova normativa, stanno lentamente manifestandosi.
Due coniugi di Otranto, nel 1991, avevano acceso un mutuo a tasso variabile per cento milioni di lire, da rendere in 15 anni. Dopo aver pagato già 180 milioni, scoprirono che la sede del Banco di Napoli cui si erano rivolti ne pretendeva altri 80. Lo scorso mese è stata confermata in appello, la condanna nei riguardi di questa filiale, ritenuta responsabile di aver applicato nei riguardi di questa coppia pugliese dei tassi usurari, ovvero, superiori ai termini previsti dalla legge.