Il mercato immobiliare risente duramente della crisi economica ed è ancora in calo: nel 2012, le compravendite di case sono state 448.364, addirittura il 25,7% in meno rispetto all'anno precedente. In un anno si sono perse, cioè, ben 150 mila transazioni, toccando il record negativo in 30 anni e riportando il mercato ai livelli del 1985 (quando le compravendite erano state 430 mila).

I dati emergono dal "Rapporto immobiliare 2013" realizzato dall'osservatorio dell'Agenzia delle Entrate in collaborazione con l'Abi. Analizzandoli nel dettaglio, si scopre che il calo delle compravendite, supportate o meno da un mutuo, è inferiore per i capoluoghi (-24,8%), e più elevato nei comuni non capoluogo (-26,1%). E' l'area del Nord-Est a detenere il record negativo: qui la diminuzione delle compravendite ha toccato il 28,3%.

Nel rapporto, il valore di scambio complessivo del 2012 è stimato in 75,4 miliardi di euro, quasi 27 miliardi in meno rispetto al 2011. Il tasso tendenziale trimestrale delle compravendite ha toccato il picco negativo nell'ultimo trimestre dell'anno, quando si è registrato un -30,5%: questo significa che la crisi del settore è andata radicalizzandosi e ha toccato il suo apice massimo verso la fine dell'anno.

Di fronte a questa situazione critica, Abi e Ance hanno formulato alcune proposte per il rilancio del mercato. Che partono da una modifica radicale dell'Imu, come si legge in un documento congiunto. Oggi in Italia è necessario "correggere l'Imu in modo da ampliare e incentivare fiscalmente il mercato delle locazioni - affermano le due associazioni - perseguire l'efficacia energetica e riqualificare le città; favorire la mobilità della popolazione".

A queste tre misure primarie si affiancano, nelle intenzioni di Abi e Ance, iniziative per rilanciare l'offerta di credito, come la creazione di un circuito di obbligazioni bancarie garantite (i covered bond) e l'introduzione nel nostro paese del "risparmio casa", ovvero di piani di accumulo di risparmio diretti all'acquisto della prima casa. "Senza dimenticare - concludono le associazioni - l'importanza che può avere la creazione di un Fondo dello Stato per le fasce più deboli".