Chi ha venduto casa nel 2002 col passaggio dalla lira all'euro ha fatto affari d'oro, il valore delle case per effetto della conversione si era duplicato. Oggi, invece, a causa della crisi in atto, conviene comprare un immobile ma non certo vendere. Stando ai recenti risultati del sondaggio sul mercato immobiliare di Bankitalia e Tecnoborsa lo scenario è mutato completamente. Prezzi in discesa, maggiori sconti e tempi lunghi. Le case si stanno svalutando e conviene quindi investire nell'immobile per chi ha ancora da parte un gruzzoletto.

Avere da parte dei soldi è fondamentale, perché le Banche concedono sempre meno facilmente i mutui a causa del più elevato rischio di insolvenza. La concessione dei mutui si basa infatti su un'attenta valutazione delle credenziali creditizie del richiedente. Quando non si saldano un certo numero di rate di un prestito o le si paga in ritardo, si viene segnalati nelle banche dati dei rischi finanziari col l'etichetta di "cattivi pagatori", questo può ostacolare l'accesso ad altri prestiti per differenti anni. Le filiali concedono credito mediamente per un terzo circa del reddito netto mensile del/dei richiedenti, al netto di eventuali finanziamenti in corso.

Per coloro che invece vogliono vendere, magari una seconda casa, condizionati dalle eccessive spese entrate in vigore nel 2012 come l'Imu e il rincaro della tassa sui rifiuti, non è il momento migliore per farlo. Secondo The Economist, il più autorevole settimanale economico al mondo, dal 2008 ad oggi i prezzi delle abitazioni in Italia sono scesi vertiginosamente: in 5 anni la diminuzione è stata del 9,4%, nell'ultimo anno si è registrato un calo del -3.4%.

Dall'indagine sui 1500 agenti immobiliari, indagine Bankitalia-Tecnoborsa, interpellati tra giugno e luglio per un quadro sulla situazione della compravendita di immobili nel secondo trimestre del 2012, emergono due tipi di proprietari. Chi non ha fretta aspetta tempi migliori, mentre chi è costretto a vendere può solo scendere a patti. È salito il margine di sconto dei prezzi di vendita paragonato alle richieste iniziali, chi deve vendere si deve accontentare del 15,4% in meno sul prezzo pattuito inizialmente.