Acquistare un immobile è da sempre stato considerato un buon modo di investire le finanze, anche se l'investimento non deve esaurirsi nell'acquisto. Mi spiego: l'immobile non è una attività finchè chi l'ha comprata continua a pagare le rate del mutuo alla banca, le tasse e le spese per la manutenzione; fino all'estinzione del mutuo è infatti considerato più vantaggioso il pagamento dell'affitto, perché mantiene inalterata la capacità di chiedere un finanziamento, in quel momento non in atto.

Tuttavia, la cultura italiana è più propensa a legare il possesso delle "cose" al benessere finanziario, perciò chi possiede una casa, pur non essendone ancora proprietario, è considerato erroneamente un buon investitore, al netto di tutte le considerazioni economiche.

L'ultimo anno concluso, il 2012, ci ha dato una bella lezione in merito, complici le nuove tasse dell'IMU e l'aumento dei prezzi al dettaglio per i consumi energetici, nonché la precarietà lavorativa ed il negato accesso al credito.

Ecco allora che, solo nell'anno 2012, sono aumentate di circa il 40% le offerte di vendita immobiliare con l'opzione di nuda proprietà; in questo caso il venditore rimane a beneficiare della casa fino alla morte biologica, anche se trasferisce la proprietà dell'immobile al compratore. Il compratore acquisterà ad un prezzo inferiore rispetto al mercato, calcolato con una percentuale inversamente proporzionale all'età del venditore, com'è facilmente intuibile.

Per esempio, se un immobile ha un valore di mercato di 100.000 euro, ed il venditore è un vivace ed arzillo 65enne che gode di buona salute, probabilmente sarà messo in vendita a 80.000 euro; è un ottimo risparmio attuale (i soldi si fanno quando si compra, enunciando la teoria di molti noti economisti) ma non tralasciamo due osservazioni fondamentali:

- l'aspettativa di vita del 65 enne pospone di molto, ed in maniera incerta, il momento del pieno possesso e proprietà dell'immobile.

- la nefasta previsione al ribasso del mercato immobiliare per gli anni a seguire rende vano il concetto di risparmio attuale (vale a dire che quando, probabilmente fra vent'anni, potremo entrare nella titolarità dell'immobile acquistato, forse lo stesso immobile varrà 70.000 euro, meno di quanto abbiamo pagato…).

La seconda opzione, molto usata nei paesi extraeuropei, che sta piano piano prendendo piede anche in Italia, è la cosiddetta compravendita rent-to-buy (letteralmente affittare con la finalità dell'acquisto). E' considerata un'agevolazione all'acquisto immobiliare, anche se chi compra fa davvero un buon affare? Vediamo di seguito di che si tratta.