Nato negli Stati Uniti come fenomeno speculativo, la bolla immobiliare è iniziata nel 2007 a causa dei mutui facili e che ha contribuito a creare la pesante situazione in cui siamo oggi.

È stato il direttore del Censis Giuseppe Roma, che aveva ipotizzato ulteriori ribassi per il 2012 del prezzo delle case, quantificandoli tra il 20 e il 50%. A far crollare il prezzo del mattone è stata senz'altro anche l'introduzione dell'Imu, che avrebbe depresso ancora di più il quandro economico italiano, già molto provato dalla crisi.

Attualmente in Italia ci sono 600.000 case invendute, cosa che mette in grossa difficoltà le imprese edili. Se le banche non concedono più mutui, infatti, le prospettive di vendita delle case si fanno sempre più scarse e questo potrebbe portare ad un abbassamento ulteriore del prezzo del mattone. La bolla immobiliare porterebbe ad una penalizzazione delle banche in quanto le iscrizioni ipotecarie perderebbero parte del valore.

L'Italia, nonostante il difficile momento che sta passando, non corre il pericolo di tali rischi in quanto il mercato immobiliare italiano non ha avuto negli ultimi anni un crollo paragonabile a quello avvenuto negli Stati Uniti e in Spagna. In cinque anni le quotazioni medie sono scese del 10% e le compravendite del 20%, diminuzione in linea con gli altri paesi europei.

Per la fine del 2013 e inizio del 2014 si ritiene possa esserci un'inversione di tendenza. Per le banche la difficoltà non è a livello di prezzi ma a livello di crisi delle imprese edilizie, che hanno aumentanto la sofferenza in questo segmento. A risollevare le sorti delle banche e delle imprese potrà intervenire solo una ripresa del mercato, cosa che tutti gli italiani si augurano.