Un articolo di legge, uno solo ma praticamente sconosciuto alla maggioranza dei consumatori, anche perché inviso agli istituti di credito che hanno fatto di tutto per non pubblicizzarlo, consente a chiunque abbia un mutuo ipotecario in corso del valore inferiore ai duecentomila euro, di rinegoziarlo e di guadagnare oltre misura un risparmio modificando la clausola dal "variabile" al "fisso".

In termini pratici, essendo il costo del denaro al 3% se non addirittura inferiore, chi rinegozia il suo mutuo - visto che l'Irs 10 anni, attualmente è pari a circa l'1,6%, nel caso in cui si abbia uno spread contrattuale dell'1,2% - si otterrebbe un tasso fisso pari al 2,8% per tutta la durata residua.

Tutto questo comporterebbe un abbattimento del costo degli interessi del prestito e anche la possibilità di mettere la parola fine ad eventuali rialzi che potrebbero innescarsi se cambiasse il vento dei mercati. Per poter ottenere questa particolare circostanza il cliente della banca deve inoltrare domanda allegando un indicatore Isee secondo cui il suo reddito non è superiore ai 35mila euro annui, inoltre la condizione di accettazione prevede anche la dilatazione del mutuo purché la durata residua non superi i 25 anni e che lo stesso non sia inferiore ai 5.

Sostanzialmente se una famiglia ha in corso un mutuo quindicennale può dilatarlo a 25 abbassando la rata stessa e non incorrendo in alcun svantaggio perché il tasso fisso determinabile è particolarmente favorevole più di quanto possa essere quello variabile. Chi volesse avere maggiori ragguagli consulti la Gazzetta Ufficiale n. 160 del 12. luglio 2011 nella quale l'articolo di legge è indicato insieme a tutta la normativa.