La recessione verificatasi in generale nel mercato immobiliare italiano è ancora distante dai livelli visti in Spagna e Irlanda ma non è da sottovalutare. Infatti, l'esposizione bancaria italiana supera di poco i 662 miliardi di euro, tra mutui e prestiti, mentre il segmento spagnolo è a quota 951 miliardi di euro.

Secondo gli analisti, a fine 2012 le transazioni immobiliari in Italia registreranno un -38% rispetto allo stesso periodo del 2006. Confindustria evidenzia che i proprietari che vogliono vendere casa sono costretti a ribassi del 15% sul valore dell'immobile e, nonostante ciò, i tempi di vendita siano praticamente raddoppiati. Le case nuove invendute nel nostro paese sono tra le 500 e le 600 mila unità. In Spagna, lo stesso fenomeno si aggira intorno al milione e mezzo di case.

Se i prezzi in Italia sono scesi del 4% annuo dal 2008, in Spagna si registrano cali del 7,3% e in Irlanda dell'11,3%. Le abitazioni in grandi città come Roma e Milano, sono riuscite a mantenere meglio il proprio valore rispetto alla media nazionale limitando il recesso.

Secondo Claudio Scardovi, managing director della AlixPartners, la situazione italiana è critica, nonostante le nostre banche non abbiano sofferto come quelle di Spagna e Irlanda. Il rischio di writedowns immobiliare esiste: infatti, dal 2008 i prezzi delle unità abitative sono scese anche con punte del 16% e questo va rapportato al fatto che il 44% dei mutui richiesti è a fine di acquisto casa. Si stima che questo meccanismo, comporterebbe delle perdite per il settore tra i 9 e i 65 miliardi di euro.

"Questa potrebbe essere una bomba ad orologeria per le banche italiane" afferma Scardovi. "Non presenteremo gli eccessi delle bolle immobiliari spagnole ed inglesi ma il rischio permane e la rottura avverrà, prima o poi, se non sarà presa alcuna misura a tal proposito".

Gli esperti ritengono che l'alto prezzo delle case è mantenuto da giochi artificiosi delle banche. In pratica, rimandando la svalutazione sui prestiti legati al settore immobiliare, si spera di superare la crisi senza essere costretti a eccessivi ribassi. Questa pratica mette però le banche in una situazione critica, poiché provoca la naturale riduzione del numero dei prestiti, aumentando anche la selettività di chi li richiede. Nel primo trimestre 2012, l'ISTAT ha valutato che i mutui ipotecari si sono dimezzati rispetto il 2011.

Nel biennio 2007-2009 è stato completato solo il 60-70% dei progetti finanziari. La brusca contrazione della domanda ha messo in stand-by centinaia di progetti che le banche non riescono a prendere in considerazione.