Pare che in tempi recenti sia diventato impossibile per una famiglia italiana chiedere un mutuo. Se tutto è partito dalla bufera scatenata nell'estate 2001 sul debito pubblico italiano, con la conseguenza che le banche hanno chiuso i rubinetti in modo drastico, oggi la profonda crisi economica si abbatte ancora sulle famiglie.

Il calo "inevitabile" delle richieste di finanziamenti per l'abitazione è soltanto uno dei molti aspetti di questa fase di difficoltà. Solo nei primi 9 mesi del 2012 c'è stato un calo di richieste del 44% sui mutui e, nel secondo trimestre 2012, una contrazione del 25% sulle compravendite per il settore residenziale.

Oltre a questi dati, l'impennata degli spread (cioè dei ricarichi praticati dalle banche su Euribor e Irs per arrivare al tasso finito) è soltanto l'elemento più evidente che ha avuto effetto sulla morsa del credito. Questi ultimi sono passati in media da poco più dell'1% del giugno 2011 a oltre il 3% di 6 mesi dopo e lì rimasti nonostante l'allentamento delle tensioni di mercato attorno all'Italia e alle sue banche.

Ma la parte nascosta di questa stretta sul credito, riguarda soprattutto l'irrigidimento dei criteri standard di accesso al mutuo. La valutazione della concessione di un prestito ad un mutuatario verte sulla relazione tra rata e reddito o tra importo richiesto e valore dell'immobile. Quello che è avvenuto negli ultimi tempi è che le banche hanno alzato questo rapporto diventando eccessivamente selettive.

Prima della crisi, la rata del mutuo non doveva in genere superare il 35-40% del reddito mensile netto del richiedente, negli ultimi mesi questa percentuale è stata da molte banche ridotta al 25-30%.

Altrettanto è avvenuto per il limite sul valore dell'immobile: sono praticamente scomparsi i mutui al 100% (prima ottenibili attraverso polizze aggiuntive) e la soglia limite si è abbassata per alcuni dall'80% al 70-75% o anche al di sotto di questi valori. Nonostante questi comportamenti siano tutto leciti per gli istituti di credito, ciò ha comportato l'aggravarsi della recessione, oltre a non dare scampo a tutte quelle categorie come lavoratori autonomi, persone con contratti a termine o atipici, oppure ai giovani con un impiego stabile ma con una storia lavorativa limitata nel tempo.

Comportamento dubbio delle banche, invece, alla voce "tempi di erogazione" del mutuo. Infatti, alcuni dati degli ultimi mesi mostrano che il periodo medio d'istruttoria si sia dilatato dalle 2 settimane standard, fino a 4 o 6 settimane dopo la consegna dei documenti. Insomma, se si tiene in considerazione che questo ritardo si ripercuote sulla data stabilita per il rogito, il tutto prende una certa rilevanza nella "mission impossible" acquisto casa.