Alla ricerca di un mutuo casa che nessuno concede? Colpa della crisi, si dirà, eppure anche in tempi più felici di questi, ottenere un finanziamento per l'acquisto di un immobile in Italia era comunque più difficile che nel resto d'Europa. Un'analisi pubblicata dal Corriere della Sera mostra i quattro motivi strutturali all'origine di questo divario.

Bassa efficienza delle banche

Gli istituti italiani sono meno storicamente efficienti sotto l'aspetto della raccolta. In altri termini, incamerano denaro con più difficoltà dei colleghi europei. Inoltre, l'operazione di bilanciamento fra le somme ottenute in prestito (ad esempio, dai correntisti) e quelle concesse in prestito (per i mutui, ma in generale per ogni tipo di finanziamento), attuata attraverso la modulazione dei tassi di interesse, non è sempre favorevole alla banca. Avendo meno liquidità a disposizione, gli istituti stringono i cordoni della borsa e si entra in una fase, come quella attuale, di contrazione del credito (in gergo tecnico, credit crunch).

Burocrazia

Male cronico italiano che affligge anche il settore del credito, soprattutto riguardo alle procedure per la riscossione dei crediti dai clienti debitori. Interminabili iter di scartoffie che rallentano ulteriormente l'afflusso di nuova liquidità verso gli istituti.

Tassi fissi/1

Per ovviare a problemi analoghi, all'estero si usa finanziare il mutuo emettendo obbligazioni dedicate. Il risultato di questa operazione è l'abbassamento dei tassi. Da noi questa procedura non è pervenuta.

Tassi fissi/2

Se gli istituti non riescono a recuperare sufficiente denaro per finanziare le richieste di liquidità dei clienti, cercano di recuperare attraverso l'imposizione delle commissioni sulle operazioni bancarie. Tra queste, fino a poco tempo fa c'era anche la commissione sull'estinzione anticipata del mutuo.

Con l'introduzione della surroga, cioè della possibilità di trasferire il proprio mutuo presso un'altra banca a condizioni migliori, non si paga più alcun "dazio" se il mutuo viene estinto prima del previsto. Tutti coloro che optano per la surroga, di fatto, sciolgono in anticipo il vincolo che li legava alla banca, con conseguente perdita di volume d'affari per gli istituti.

Ecco perché le banche hanno spostato le possibilità di guadagno a monte, inserendo il fattore surroga nella composizione dei tassi. In altre parole, poiché il cliente può abbandonarle da un momento all'altro, questo pagherà interessi più alti (di circa due o tre decimi di punto) finché resta con loro.

Uno spread si aggira per l'Europa

Questo punto non era previsto nell'elenco ma, visti i tempi, è obbligatorio farne menzione. Nell'ultimo anno il divario che ci separa dai cugini di Eurolandia è aggravato dallo spread, che misura in pratica la differenza tra la solidità di un Paese e un altro, in riferimento ai titoli di Stato emessi.

Lo spread pesa sui livelli dell'Euribor, l'indice che misura il costo delle transazioni finanziarie tra le banche europee. All'Euribor sono agganciati i tassi variabili di molti mutui, la cui rata varierà appunto in base all'andamento dell'indice (più scende, meno pesante è l'importo da pagare e viceversa).

La cosa strana è che, mentre l'Euribor scendeva a causa del periodaccio attraversato dell'eurozona, i tassi italiani restavano nettamente superiori a quelli della media europea (171 centesimi di valore medio in Italia contro i 70 nel resto del continente). Nei fogli informativi delle banche nostrane si presentano tassi per i mutui abbastanza proibitivi, pari in media al 4,5%.

Il sospetto è che gli istituti stiano disincentivando le richieste di finanziamento perché non potrebbero sostenerle. Gli analisti del Corriere concludono che, fra le righe piene di numeri e percentuali, le banche stiano lanciando un messaggio che lascia poche speranze agli aspiranti proprietari di casa: "Questo mutuo (pur essendo in commercio) non s'ha da concedere".