Variabile è meglio. Lo ha pensato anche la maggioranza di coloro che hanno acceso un mutuo alla fine del 2009 e a inizio 2010. A gennaio 2010 l'Abi, l'Associazione bancaria italiana, diffuse infatti i dati secondo i quali l'80% dei mutui accesi erano variabili. Complici forse i bassi valori dell'Euribor, l'indice da cui dipendono i tassi variabili, ma anche la raggiunta consapevolezza dei consumatori che il mutuo a tasso variabile è più conveniente di quello fisso.


Simulando una ricerca con il comparatore dei prezzi di Supermoney per poter rilevare a quanto ammonterebbero le rate nel caso in cui l'Euribor tre mesi (preso come
riferimento per calcolare i tassi dei mutui casa) aumentasse fino a raddoppiare o triplicare rispetto ai valori attuali (oggi all'1%), i risultati registrano che le
stime basate sul mutuo più conveniente segnalano un aumento solo del 12% in più al mese. E questo nelle peggiori ipotesi. In realtà l'Euribor storicamente si è trovato quasi sempre sotto l'Eurirs, l'indice da cui dipendono i mutui a tasso fisso, e solo nel periodo di crisi nera del settore bancario lo ha superato, ma questi momenti sono stati troppo pochi per controbilanciare il maggior costo del tasso fisso. Questo dovrebbe essere un punto su cui riflettere.


Attualmente i mutui a tasso variabile (comprensivi di Euribor e di Spread, quindi con il loro tasso complessivo) non superano in media il 2%, mentre quelli a tasso
fisso si collocano all'incirca oltre il 4%, entrambi indubbiamente molto convenienti, anche se i primi garantiscono un risparmio che i secondi non hanno. Oggi inoltre sono possibili anche altri prodotti, per esempio un mutuo a tasso variabile con Cap, ossia un tetto massimo oltre il quale il tasso non andrà mai, nemmeno se dovesse
superarlo. Bisogna ammettere però che la probabilità che il tasso superi questo tetto fisso che si colloca in genere al 5,5% è piuttosto remota. Inoltre si può
gestire attivamente il mutuo correggendolo in corso d'opera, il tutto però senza farsi prendere dalla frenesia di cambiare: solo con un cambiamento che permetta di ridurre il tasso dell'1-1,5% si può parlare di vero vantaggio.

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